Nell'occhio del ciclone, credetemi,
c'è calma perfetta. Tutto quello che vi capita dentro, prima d'essere – a volte capita – riafferato dal vortice esterno, resta immobile, s'accantona a formare
un bel mucchietto. E quello che ne vien fuori, alla fine, ha dimensioni – a volte capita – notevoli: cartelloni pubblicitari, insegne stradali, ruote, perfino macchine intere. Trovarsi nell'occhio del ciclone è
condizione privilegiata e auspicabile (il che fa capire quanto stupide e poco accorte siano certe metafore che vengono smerciate in giro): tutt'attorno è l'inferno mentre oltre c'è il panico e il terrore di esser acciuffati mentre dentro – nel mezzo dico – c'è la calma. Ecco. Può darsi
ch'io venga riacciuffato ancora nel vortice, ma oggi mi pare proprio di stare seduto su
un bel cumulo di macerie, tranquillo a leggere, mentre tutt'intorno ulula, terribilissimo,
il ciclone. Tra il cumulo spuntano giornali di un tempo, ritagli di scritti e critiche sulla
legge 194 e mentre fuori infuria lo stesso ciclone di allora pare che, in fondo,
nulla sia veramente cambiato: frullano credenti e non credenti, cardinali ed editorialisti, direttori e politici. Senza offesa:
chi scappa davanti a questo turbinio mi fa ridere di meno di chi frulla. E non vi dico le risate a leggere le cose sulle quali son seduto. Risate vere da far lussar la mandibola. Quasi quasi mi ci ributto dentro anch'io.
Al prossimo turno, appena ripassa quell'
omaccione ateo ma devoto, esco dall'occhio e mi ci butto addosso.
1 commenti:
eheh discraziato! :P
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