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giovedì 20 marzo 2008

tanto valeva andarsene in Francia...

sabato 16 febbraio 2008

...senza fanatismo: sei un fanatico!

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«Io non discuterò della vita umana, come se fosse un’opinione, con alcun candidato in tv [...] la tv è antiveritativa [...] sul ponte di Messina o sull’Ici valgono le opinioni, sulla vita umana e l’amore vale la solitaria e pubblica ricerca della verità. Senza fanatismo, io penso di averla trovata, la verità sulla vita umana, e credo che sia giusto non esporla alla futilità delle opinioni a confronto».

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Allora, mi domando, com'è che s'è presentato alle elezioni? ché – in democrazia, fino a prova contraria, funziona ancora in questo modo – mettere le opinioni a confronto è il sale della competizione elettorale; è dal confronto che nascono le idee che permettono anche di presentare le liste elettorali. Financo quelle che hanno la presunzione (assurda) di essere depositarie dalla Verità.

martedì 12 febbraio 2008

non avevamo dubbi...

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giovedì 7 febbraio 2008

un comportamento onnipotente...

«Noi riteniamo che alla ventiduesima settimana non c´è possibilità di risposta alle cure, quindi curare è accanimento terapeutico. Bisogna limitarsi all´assistenza compassionevole, accompagnare al suo destino il bambino con tenerezza e attenzione a lui e alla sua famiglia. L´atteggiamento alla ventitreesima deve essere lo stesso anche se può aumentare il numero di casi straordinari nei quali esistono segni significativi di vitalità che giustificano il tentativo di rianimazione. Alla ventiquattresima c´è una maturità biologica degli organi come i polmoni e del sistema nervoso centrale che può permettere risposte migliori alle terapie mediche. In questi casi la medicina ha una chance di successo. Secondo noi intervenire sempre per principio prima della ventiquattresima settima è un comportamento onnipotente. Anche perché, lo dice anche la letteratura internazionale, la scienza medica in questo campo è andata avanti ma per i casi molto prematuri siamo più o meno al livello di anni fa».

Giampaolo Donzelli , 05 febbraio 2008

martedì 5 febbraio 2008

Odissea per una pillola...

«la sventurata è anche una cattolica media, sa che l’aborto significa cancellare una vita. La pillola del giorno dopo, no. Interrompe il viaggio dello spermatozoo verso l’ovulo. Niente fecondazione, niente embrioni, nessun senso di colpa, solo effetti collaterali particolarmente fastidiosi se se ne abusa. Ma la sventurata non è una diciottenne che si sballa in discoteca il sabato sera. E’ la prima volta che si trova in una situazione simile. Non usa nemmeno la pillola. Insomma dovrebbe star tranquilla.»

Flavia Amabile, la Stampa

... il resto leggetevelo da qui. Ne vale la pena.

lunedì 4 febbraio 2008

Non capisco...

Non capisco la polemica sulle cure da prestare a un neonato estremamente prematuro ma vitale. La legge n. 194 del 22 maggio 1978 consente l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni alla «donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichicha, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito» (art. 4). Ma – è sempre la legge a dirlo – è consentito anche dopo i primi 90 giorni «a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinano un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna» (art. 6). «Quando – e questo è importante – sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui la lettera a) dell'articolo 6)» (art. 7). Il punto della questione, allora, è stabilire quand'è che sussiste la possibilità di vita autonoma del feto. Gli strabilianti successi delle tecniche di assistenza neonatologica al feto nato sotto il limite (imposto per legge) di 180 giorni di amenorrea stanno mettendo in discussione questo confine puramente convenzionale giacché appare sempre meno appropriato il termine di “aborto” per un nato intorno alle 24 (ma anche 22) settimane che riesca a realizzare la condizione di “vita autonoma”. Resta il fatto – assolutamente non irrilevante – però che all'articolo 7 la legge 194/1978 recita che «il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto». La legge, quindi, prevede – ed è estremamente chiara in questo – che (e mi stupirei se fosse il contrario) il neonato va trattato per farlo vivere. Mi sembra ovvio che, una volta nato, sia il medico a stabilire – in scienza e coscienza, come si dice in questi casi – se e come operare. Lo ripeto: tutta questa polemica, il voler tirare in ballo la legge 194, mi pare cosa inconsistente e artificiosa: l'ennesima offensiva senza speranze degli anti abortisti.

venerdì 1 febbraio 2008

giuro...

«Ma gli scenari aperti da questa scoperta, anche a livello etico, possono diventare inquietanti: le ricerche potrebbero consentire a una donna di aver un bambino «tutta da sola», grazie allo sperma prodotto dalle cellule del proprio midollo osseo e ai propri ovuli. E la cosa potrebbe verificarsi anche per un uomo, che potrebbe produrre similarmente le cellule uovo dal proprio midollo osseo. In entrambi i casi si tratterebbe di ipotesi ad lato rischio di anomalie genetiche».

Pare – ditemi se non è così – di stare a leggere il Foglio o l'Avvenire. Eppure è dal Corriere che ho tratto il virgolettato. Giuro.