giovedì 12 giugno 2008
Hitler contro Cristo...
martedì 3 giugno 2008
giovedì 6 marzo 2008
venerdì 22 febbraio 2008
mercoledì 20 febbraio 2008
siamo anche ragione...

domenica 17 febbraio 2008
il pregio della chiarezza...

giovedì 14 febbraio 2008
scontro di civiltà...

martedì 12 febbraio 2008
lunedì 11 febbraio 2008
domenica 10 febbraio 2008
interventi conciliativi...

Da questo punto di vista sono rimasto allibito (e non credo di esser stato il solo) leggendo sui giornali di ieri che Casini, dopo lo scontro con Berlusconi e Fini, si sia consultato sul da fare con il cardinale Camillo Ruini che sarebbe stato largo di suggerimenti e forse anche di interventi conciliativi tra l'una e l'altra fazione. Allibito. Qui non c'entra l'uso dello spazio pubblico che nessuno contesta alla gerarchia ecclesiastica. Qui un leader di partito sollecita l'intervento del cardinal vicario in una disputa tra forze politiche e il cardinale interviene. Così ho letto e mentre scrivo non mi risulta alcuna smentita da parte degli interessati.
Contemporaneamente Giuliano Ferrara lancia l'idea di una lista, collegata con il partito di Berlusconi e di Fini, che abbia come programma la moratoria contro l'aborto. Una lista siffatta, dopo che la gerarchia ecclesiastica con il conforto esplicito del Papa ha fatto sua la campagna di Ferrara, si configura come l'entrata in campo elettorale e politico dei vescovi italiani.
In mancanza d'una pubblica sconfessione di quell'iniziativa, la lista sulla moratoria è dunque la lista della Cei. Se quest'iniziativa si materializzerà penso che il Partito democratico non possa sottrarsi a denunciare un'invasione di campo di proporzioni inaudite con tutte le inevitabili conseguenze che essa avrà sulla campagna elettorale e i contraccolpi sul rapporto fra le istituzioni laiche e quelle religiose.
sabato 9 febbraio 2008
Fuori Pannella dal Pd? Il pensiero di Malpelo
Fuori Pannella e radicali dal Pd, che va da solo al voto! In questa Italia confusa e balbettante per mille altre ragioni, due decisioni coraggiose e liberanti per tante coscienze di cittadini, credenti o no, gelosi della propria libertà contro ogni 'confessionalismo', quello di chi vuole servirsi di Chiesa e valori cristiani, o addirittura cattolici – ben selezionati in ottica conservatrice e non solidale – per conservare potere e quello detto 'laico', ma in realtà iperconfessionalmente antireligioso, matrice libertaria o veteromarxista, che esclude ogni valenza della coscienza religiosa in ambito politico e sociale. Due aberrazioni che respingono la coscienza di un cittadino libero, credente o no che sia. Una politica avveduta deve saperlo, e fare i conti con i valori irrinunciabili per le coscienze, sapendo che le proprie scelte in materia condizioneranno le possibilità di affermazione. Perciò chi da una parte esalta successo e ricchezza individuale come valori supremi, rifiutando solidarietà e uguaglianza, pace e disarmo, fraternità e accoglienza degli ultimi, e chi d’altro canto rifiuta difesa della vita dall’inizio alla fine naturale, matrimonio e famiglia come tali, personalismo solidale e rispetto per ogni coscienza religiosa, sa che non avrà il consenso di chi liberamente fa della fede cristiana coerente una vera scelta di vita. Mettere tutto insieme pare impossibile, visto ciò che passa il convento attuale della politica italiana? Ci si provi, oppure l’urna sarà luogo di scelta libera del 'male minore'. Con quanto detto all’inizio, le premesse ci sono.
Avvenire, 8 febbraio 2008, pag. 33
lunedì 4 febbraio 2008
Non capisco...
Non capisco la polemica sulle cure da prestare a un neonato estremamente prematuro ma vitale. La legge n. 194 del 22 maggio 1978 consente l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni alla «donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichicha, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito» (art. 4). Ma – è sempre la legge a dirlo – è consentito anche dopo i primi 90 giorni «a) quando la gravidanza o il parto comportino un grave pericolo per la vita della donna; b) quando siano accertati processi patologici, tra cui quelli relativi a rilevanti anomalie o malformazioni del nascituro, che determinano un grave pericolo per la salute fisica o psichica della donna» (art. 6). «Quando – e questo è importante – sussiste la possibilità di vita autonoma del feto, l'interruzione della gravidanza può essere praticata solo nel caso di cui la lettera a) dell'articolo 6)» (art. 7). Il punto della questione, allora, è stabilire quand'è che sussiste la possibilità di vita autonoma del feto. Gli strabilianti successi delle tecniche di assistenza neonatologica al feto nato sotto il limite (imposto per legge) di 180 giorni di amenorrea stanno mettendo in discussione questo confine puramente convenzionale giacché appare sempre meno appropriato il termine di “aborto” per un nato intorno alle 24 (ma anche 22) settimane che riesca a realizzare la condizione di “vita autonoma”. Resta il fatto – assolutamente non irrilevante – però che all'articolo 7 la legge 194/1978 recita che «il medico che esegue l'intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto». La legge, quindi, prevede – ed è estremamente chiara in questo – che (e mi stupirei se fosse il contrario) il neonato va trattato per farlo vivere. Mi sembra ovvio che, una volta nato, sia il medico a stabilire – in scienza e coscienza, come si dice in questi casi – se e come operare. Lo ripeto: tutta questa polemica, il voler tirare in ballo la legge 194, mi pare cosa inconsistente e artificiosa: l'ennesima offensiva senza speranze degli anti abortisti.
sabato 2 febbraio 2008
chapeau
La vera spallata a Prodi alla fine l'ha data il Vaticano. Era chiaro da tempo che le gerarchie ecclesiastiche erano scese in campo direttamente contro il centrosinistra e per favorire il ritorno di Berlusconi, elargitore di mille favori alla Chiesa durante il suo quinquennio a Parazzo Chigi. La Chiesa a agito alla vigilia della crisi come una qualsiasi lobby politica, sia pure extraparlamentare, addirittura extraterritoriale, e con un'intelligenza politica superiore a quella dei partiti in circolazione.
La spallata della Chiesa al centrosinistra era partita da lontano. Non c'è stata settimana, dalla primavera del 2006, in cui il papa o i vescovi non siano entrati in polemica, più o meno diretta, con l'azione del governo. Ma nell'ultima settimana si è consumato uno spettacolare attacco su più fronti. Ha cominciato Benedetto XVI, in qualità di vescovo della capitale, con l'attacco al Veltroni sindaco sul «degrado di Roma». Ora, è chiaro che l'uno è «anche» papa e l'altro è, guarda caso, leader del Pd. Quando alla predica del papa sui mali di Roma, dagli «affitti troppo alti» allo scarso attivismo dell'amministrazione locale, bisognerebbe aprire un lungo capitolo. L'Apsa, che gestisce le proprietà ecclesiastiche, è il primo immobiliarista della capitale, con il 22 per cento del patrimonio totale della città: non può far nulla per calmierare gli affitti? La chiesa è il primo evasore (legalizzato) delle tasse romane, con l'esenzione dall'Ici, così com'è il primo beneficiario delle onerose convenzioni private su sanità e scuola. L'elenco dei favori che la città di Roma paga alla Chiesa è infinito, dalle forniture d'acqua ai pass delle automobili per il centro.
Era ben studiato il pretesto della mancata visita alla Sapienza, dove si capiva benissimo che alla Chiesa non interessava la questione in sé ma lo sfruttamento del caso. La polemica sulla sicurezza non garantita era strumentale. I predecessori di benedetto XVI sono andati in visita pastorale in Paesi del Terzo mondo e hanno incontrato folle di milioni di persone, e questo papa ha paura di entrare nell'Università di Roma? Bisognava trovare il modo di organizzare una manifestazione contro il governo a San Pietro, senza dire che si trattava di politica.
Così è andata e nella folla di San Pietro c'era in prima fila Clemente Mastella, il quale proprio in quell'occasione, per sua ammissione, decide l'uscita dalla maggioranza e la comunica subito non a Prodi ma al cardinal Bertone, segretario di Stato vaticano. Nello sfascio della politica, la Chiesa ha deciso di scendere in campo, alla riconquista di un ruolo centrale perso dal tramonto della Dc. I leadr del centrosinistra dovrebbero almeno prenderne atto e studiare qualche contromossa, che non sia il solito inginocchiarsi nella vana speranza di ammansire i vescovi.
Curzio Maltese, 01.02.2008
venerdì 1 febbraio 2008
Cosa Nostra...

«Per sette anni, dal 1999 al 2005, Cosa Nostra catanese – leggo da Repubblica – avrebbe dettato tempi e ritmi della processione religiosa, controllando di fatto il business dei fuochi d'artificio e della vendita della cera, influendo persino sulle fortune di venditori di torrone e palloncini attraverso il controllo della gestione dell'associazione cattolica Circolo Cittadino Sant'Agata, che svolge un ruolo determinante nell'organizzazione dei festeggiamenti in onore della patrona di Catania». Insomma, il solito corporativismo...


